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Musica e azione (seconda parte)

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RACCONTO SENTISCIENTE – CAPITOLO 3

Una visita inaspettata…

Molti anni prima che io iniziassi a scrivere questo, e tu a prestarmi attenzione, ho visto per la prima volta nella mia vita qualcosa di impossibile. E questa volta non stavo sognando. Mi è sembrato qualcosa di affascinante. Era come galleggiare ma toccando il suolo. È come un momento in cui sembra che tu stia contemplando un unicorno colorato. E allora ti dici: ma è possibile? Esistono gli unicorni? La cosa è che in quel momento non te ne rendi conto, ma puoi passare tutta la vita a cercare spiegazioni logiche per cose impossibili, e quanto più te le spieghi, più tutto si fa oscuro. E il fatto è che la migliore terapia per superare tutto questo è semplicemente osservare gli effetti di ciò che né si vede né si tocca. Si tratta di seguire la traccia.

Ma non sono qui per convincere nessuno.

Quando guardi qualcosa e non ti permetti di sentirlo, ciò che alla fine vedrai è unicamente ciò che volevi vedere prima di guardare. Quindi fai molta attenzione, perché ciò che hai in testa vorrà coprire tutto ciò che aspira a uscire dal tuo cuore. E forse ci riuscirà. A volte le cose impossibili, accadono. E se accadono, è perché esistono.

Fin da piccolo, il mio più grande punto riferimento è stato mio fratello maggiore. Con lui ho imparato a scoprire la musica, la lettura, il cinema, la scienza e lo studio. Ma quando avevo appena tredici anni, ha avuto un incidente e si è perso. O almeno, è ciò che mi hanno detto. Mi hanno detto che avevo perso mio fratello maggiore; avevo perso il mio riferimento più importante.

Le coincidenze sono curiose perché non si susseguono nel tempo seguendo un ordine. Almeno non seguono un apparente ordine logico. È come se alcune spiegazioni apparissero molto tempo dopo essere necessarie. O forse continuano a essere necessarie, anche se credi che non ti servano più. Questa è una delle cose che accadono quando non prestiamo attenzione alla nostra vita interiore. Siamo troppo concentrati su tutto ciò di cui gli altri hanno bisogno da noi. Sì, hai letto bene, gli altri. Non tu.

—Io credo papà —disse la mia Piccola Luce, —che quando perdi qualcosa è perché non lo ritroverai mai più.

Così me lo spiegò molti anni dopo la mia Piccola con quella veemenza e chiarezza che ha; quelle che ha nelle poche volte che parla. La verità è che, visto in questo modo, tutto ciò ha senso. E aveva ragione.

Diamo le cose per perse e non abbiamo la minima idea di quasi nulla. Se le ritrovi, significa che non erano perse. Erano solo smarrite. Ma così incerta è la vita, che a volte le risposte appaiono molto, moltissimo tempo dopo. Appaiono, e questo è molto importante, solo quando sei pronto a ricordare e sentire. E non preoccuparti, qualcuno ti avviserà.

Mio fratello non si era mai perso, non lo ha mai fatto. Io mi sono smarrito. Fino a quando non mi sono ritrovato, e quando ti trovi, vedi. Puoi arrivare a vedere anche ciò che non c’è se segui la traccia. Puoi percepire e sentire nella tua coscienza attraverso la tua intuizione. Il problema è che non sempre la coscienza è pronta. O meglio, sei tu quello che non è pronto. Bisogna liberarsi e aspettare pazientemente che le cose ti accadano, ti scorrano e ti sentano.

Fermo! Un momento! Perché in quel periodo non ero ancora pronto né a fluire né a sentire nulla. Ciò che è accaduto, è accaduto, e non ho la minima idea del perché sia successo.

Vediamo come posso raccontarlo…

Come ben sai, per molti anni sono stato accanto a una Dama. La mia Dama e io ci eravamo sposati quando eravamo ancora molto giovani. Era una ragazza preziosa! E molto, molto bella! Aveva degli occhi davvero splendidi. Così è stato che mi sono innamorato di lei. È sempre stato così. Ho sempre cercato qualcosa attraverso lo sguardo; qualcosa che non sapevo bene cosa fosse, ma che cercavo incessantemente perché non riuscivo a trovare. Forse per questo sono sempre stato così timido. Credo che in fondo avessi paura di trovare ciò che cercavo. La mia Dama e io siamo riusciti a passare insieme e uniti due decenni completi e un lustro. Un lasso di tempo più che sufficiente per trovare la felicità, godere di essa e poi tornare a smarrirla.

La Mia Piccola Luce era arrivata in questo mondo da pochissimo tempo. Non ricordo da quanto. Era piccolina, ma già guardava e sorrideva. Sua madre, che è sempre stata straordinariamente brava in questo, aveva sistemato la culla in una stanza adiacente in un modo tale per cui, in realtà essa non distava dal nostro letto più di un metro. Ha sempre avuto un sonno molto leggero e poteva percepire anche il minimo movimento o rumore. Qualcuno quando lei era nata ci aveva portato uno di quei regali tipici per bambini; una di quelle cose che si regalano alle persone cui portiamo al mondo creature. Era un sonaglio a batterie. Di quelli che installi nella culla per dare ai bambini musica e movimento visivo fino a che si addormentano.

Era una bebè molto buona. Quasi non piangeva e stava sempre tranquilla. Mangava, dormiva e guardava. Soprattutto guardava. Credo che lo faccia ancora. Quello era quasi tutto ciò che faceva. E quello era tutto ciò che stava facendo in quel momento. Quando non ci eravamo ancora addormentati del tutto, iniziò.

Il sonaglio cominciò a emettere musica.

Mi svegliai di soprassalto. —Che cos’è questo? —chiesi ad alta voce mentre sua madre saltava giù dal letto. Entrando nella stanza, potevamo osservare che tutto ciò non aveva alcun senso. Era un completo nonsenso. Quella cosa, quel sonaglio si muoveva emettendo la sua dolce melodia, mentre la nostra creatura, che nemmeno si era accorta dell’apparizione dei genitori, guardava e rideva felicemente verso il lato opposto della stanza, sdraiata sulla schiena e incapace di sollevarsi per la sua giovane età. Era impossibile che fosse stata lei ad attivarlo. E era completamente impossibile che si fosse acceso da solo così, senza alcun motivo.

La Piccola guardava e rideva. Non stava guardando né sua madre né suo padre, né tanto meno il sonaglio. Mentre rideva e guardava nel vuoto, i suoi occhi dicevano un’altra cosa. Il suo sguardo tradiva che stava vedendo qualcosa. Ma lì non c’era nient’altro. In quella stanza non c’era nient’altro che i miei occhi potessero cogliere.

Naturalmente lei non lo seppe mai, ma quel giorno la mia Piccola vide la Luce. Quella notte, senza avvisare nessuno, qualcuno era venuto a far visita. Così fu la prima volta che vidi qualcosa di impossibile. E fu la prima volta che mi fermai davvero a osservare gli effetti di quelle cose che né si vedono né si toccano. E fortunatamente per me, quella notte non ero solo.

Continuerà…

Nel capitolo successivo…

Musica e azione (terza parte)

I sogni sono iniziati con la musica, anche se la musica non era iniziata con i sogni. Un bel giorno, all’improvviso e senza preavviso, tutte quelle voci che a volte potevo sentire ma mai davvero ascoltare — per dirla tutta — e che per questo non avevo la minima idea di cosa mi stessero dicendo — se mai dicessero qualcosa — cambiarono all’improvviso e, come per magia, si trasformarono in musica.

Nei capitoli precedenti

Una giovane donna con un vestito lungo e un cappello da strega si trova in una foresta illuminata dal sole, mentre tiene in mano delle sfere di luce scintillante.

Musica e azione (prima parte)

Una Strega mi ha raccontato una volta che ero nato in questo mondo innamorato dell’Amore. Mi ha detto che quando sono atterrato qui giù, l’ho fatto già con quella qualità. Perché non dimenticare, e questo è importante, che in questo mondo quando si arriva è perché si atterra; ossia, che vieni da sopra e cadi fino a toccare terra. È inevitabile…

© 2026 Roberto Arévalo López. Tutti i diritti riservati.

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